domenica 30 settembre 2007
testicciolo
sabato 29 settembre 2007
"tu non sei felice...anzi...sei triste...."
eppure......non mi conosci..da cosa l'hai intuito?...e' cosi' evidente come cosa?eppure sorrido sempre a tutti............ora nn ci riesco e' vero...ma nn ci siamo mai visti!!:S...
vabe'...........m scoccio d scrivere m sento pessimista.....ed un po' triste.....
l'ho fatto...sta volta l'ho fatto davvero....ho deciso.........Dio aiutami tu....sto facendo tutto cio' che nn ho mai fatto.....scrivo e piango...sto malissimo....stasera.....la scelta finale....me....o me?
decidero'...ne sno certa!
giovedì 20 settembre 2007
come mi fa strano...non mi hai amato cosi' tanto....xche' ....xche' proprio ora?.......come se capissi quando ho un periodo NO..ed hai paura di perdermi...
stavolta ho paura anche io...di quel che sara' di me....mi vedo...e non sono ki vorrei....ki dovrei......sn cosi' confusa...non mi amo abbastanza x decidere..quel che sara' di me...ho rubato questo capitolo ke ora vi riporto.....dal blog d una ragazza....e' tratto dal libro..."ho voglia di te"il perdono....che cos'e'?....esiste?
non lo so..ancora onestamente...ma se esiste..fa di tutto per nascondersi......
ho paura...tnt paura di quel che sara'...volo a bassissima quota su mari cosi' lontani.......
fa male....odio il dolore...e nn faccio altro che causarmene!
"Ginevra, posso entrare?" Ginevra apre la porta della camera a sua madre. "Che c'è, mamma?"
"Oggi pomeriggio hanno portato queste per te."
Avvolta da un grande mazzo di rose rosse, la mamma si affacia nella sua camera, le sorride poggiandole sul letto.
"Hai visto che belle? E poi guarda... c'è una rosa bianca nel mezzo. Sai che vuol dire vero?"
"No, che vuol dire?"
"E' una richiesta di scuse. Qualcuno ti ha fatto qualcosa, qualcuno si deve scusare?"
"No, mamma, è tutto a posto." Ma alle mamme non sfugge niente. Quegli occhi arrossati di Gin poi non lasciano dubbi.
"Tieni..." Le passa un fazzolettino da naso e le sorride. "Quando vuoi, siamo a tavola."
"Grazie mamma. Ma ora non mi va di mangiare."
"Va bene. Ma non te la prendere troppo. Non ne vale la pena."
Gin sorride alla mamma. "Magari..."
Prima di uscire la mamma le consegna un biglietto. "Tieni, c'era questo tra le rose. Forse è la spiegazione di quella rosa bianca."
"Forse..."
La mamma la lascia sola, sola con il suo dolore, sola con i suoi fiori, sola con il biglietto. Ci sono momenti che una mamma conosce bene. Forse perchè ci è passata. Forse perchè sa che una figlia si può amare anche da lontano. Forse perchè a volte quando c'è di mezzo il dolore tutto quell' amore non può essere che d'intralcio. Chiude la porta e la lascia lì. Con quel biglietto tra le mani. Il SUO biglietto. Gin lo apre. Gin legge curiosa l'inizio.
"Me l'hai chiesta tante volte. Io ho detto sempre di no. Avrei voluto regalartela per il tuo compleanno, per Natale, per una festa qualsiasi. Mai per chiederti perdono. Ma se dovesse servire, se non bastasse, se ne dovessi scrivere ancora mille e mille e mille ancora, farei anche questo perchè non posso vivere senza di te." E Gin continua a leggere. "Ecco quello che volevi. La mia poesia." Sorride e legge, legge. Scivola tra le parole, piange, tira su con il naso e ride di nuovo. Si rialza e continua. I loro momenti, la loro passione, il viaggio, l'emozione. E continua sorridendo, tirando ancora su con il naso, asciugandosi gli occhi, sbiadendo una sua parola con qualche lacrima sfuggitale di mano. E va avanti così, fino alla fine. Le parla solo di loro. Non le parla d'altro se non di lui, del suo cuore, del suo amore, del suo errore. Ruba le parole di un film visto e rivisto tante volte a New York... "Voglio che tu leviti, voglio che tu canti con rapimento... Abbi una felicità delirante o almeno non respingerla. Lo so che ti suona smielato, ma l'amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi, io ti dico: buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo? Bè, dimentica il cervello e ascolta il tuo cuore. Io non sento il tuo cuore. Perchè la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente, bè, equivale a non vivere. Ma devi tentare, perchè se non hai tentato, non hai mai vissuto..." E lui spera di averla convinta che lo aveva già trovato, quel qualcuno. Un qualcuno che spera di essere un giorno perdonato. Ma senza fretta. "Ti aspetterò. E aspetterò. E aspetterò ancora. Per vederti, per averti, per sentirmi di nuovo felice. Felice come un cielo al tramonto"
domenica 16 settembre 2007
PESCATORE
Getta le tue reti
buona pesca ci sarà
canta le tue canzoni
che burrasca calmerà
pensa pensa al tuo bambino
al saluto che ti mandò
e tua moglie veglia di buon mattino
con Dio di te parlò
con Dio di te parlò.
Dimmi dimmi mio Signore
dimmi che tornerà
l'uomo mio difendi dal male
dai pericoli che troverà
troppo giovane son io
ed il nero é triste colore
la mia pelle bianca e profumata
ha bisogno di carezze ancora
ha bisogno di carezze ora.
Pesca forza tira pescatore
pesca non ti fermare
poco pesce nella rete
lunghi giorni in mezzo al mare
mare che non t'ha mai dato tanto
mare che fa bestemmiare
quando la sua furia diventa grande
e la sua onda é un gigante
la sua onda é un gigante.
Dimmi dimmi mio Signore
dimmi se tornerà
quell'uomo che sento meno mio
ed un altro mi sorride già
scaccialo dalla mia mente
non indurmi nel peccato
un brivido sento quando mi guarda
e una rosa egli m'ha dato
una rosa lui m'ha dato.
Rosa rossa pegno d'amore
rossa rossa dalla spina
nel silenzio della notte ora
la mia bocca gli é vicina
no per Dio non farlo tornare
dillo tu al mare
é troppo forte questa catena
io non la voglio spezzare
io non la voglio spezzare
Pesca forza tira pescatore
pesca non ti fermare
anche quando l'onda ti solleva forte
e ti toglie dal tuo pensare
e ti spazza via come una foglia al vento
che vien voglia di lasciarsi andare
giù leggero nel suo braccio forte
ma é cosi cattiva poi la morte
è cosi cattiva poi la morte ?
Dimmi dimmi mio Signore
dimmi che tornerà
quell'uomo che sento l'uomo mio
quell'uomo che non saprà
che non saprà di me e di lui
delle sue promesse vane
di una rosa rossa qui tra le mie dita
di una storia nata già finita
di una storia nata già finita.
Pesca forza tira pescatore
pesca non ti fermare
poco pesce nella rete
lunghi giorni in mezzo al mare
mare che non t'ha mai dato tanto
mare che fa bestemmiare
e si placa e tace senza resa
e ti aspetta per ricominciare
e ti aspetta per ricominciare.
martedì 11 settembre 2007
lunedì 13 agosto 2007
un saluto a tutti.....domani.,...forse vi raccontero' qst settimana di vacanza....ke macelli....
venerdì 3 agosto 2007
4 LEZIONI se vuoi far CARRIERA!
I Lezione
C’era un corvo che se ne stava appollaiato sui rami alti d’un albero e non faceva niente tutto il giorno. Un coniglietto di passaggio vide il corvo e gli chiese: "Posso starmene anch’io seduto qua a non far niente tutto il giorno?" "Certo, perché no?" rispose il corvo. E il coniglietto si sedette comodo a terra sotto il corvo a riposarsi. All’improvviso apparve una volpe, saltò sul coniglietto e se lo mangiò. Lezione di carriera: Per startene seduto a non far niente tutto il giorno, devi essere seduto molto in alto.
II Lezione
Un tacchino selvatico chiacchierava con un toro: "Mi piacerebbe tanto arrivare in cima a quell’albero, ma non ne ho la forza." "Beh, perché non ti mangi un po’ della mia merda", rispose il toro: "E’ piena di roba nutritiva". Il tacchino becchettò un po’ di merda e scoprì che di fatto gli aveva dato forza sufficiente per arrivare al primo ramo dell’albero. Il giorno dopo, mangiato un altro po’ di merda, arrivò al secondo ramo. Dopo un paio di settimane, il tacchino era fieramente appollaiato sulla cima dell’albero. Ma fu subito visto da un cacciatore che lo abbatté. Lezione di carriera: Mangiando merda puoi arrivare in cima, ma non è detto che ci resti.
III Lezione
Quando fu creato il corpo umano, ogni sua parte voleva esserne il "capo". Il Cervello disse: "Il capo devo essere io, perché controllo tutte le funzioni del corpo." I Piedi dissero: "Noi, dobbiamo fare i capi: portiamo il Cervello dovunque voglia andare." Le Mani dissero: "Noi, dobbiamo fare i capi, perché facciamo tutto il lavoro e portiamo i soldi a casa." E così via: il Cuore, i Polmoni, gli Occhi… finché non alzò la voce il Buco del Culo. Ovviamente lo fecero tacere a forza di risate. Allora il Buco del Culo si mise in sciopero, chiuse bottega e smise di adempire alla sua funzione. Ben presto gli Occhi divennero strabici, alle Mani vennero i crampi, i Piedi inciampavano, il Cuore fibrillava, i Polmoni ansimavano ed il Cervello era febbricitante. Alla fine si arresero e votarono la mozione: il capo è il Buco del Culo. Le varie parti si accollarono tutto il lavoro ed il Buco del Culo si limitava a produrre merda. Lezione di carriera: Non serve il Cervello, per fare il capo: lo può fare qualsiasi merdaiolo.
IV Lezione
Un uccellino era in volo per andare a svernare al Sud. Ma il freddo era tale che l’uccellino cadde a terra congelato. Una vacca di passaggio gli scodellò addosso una bella cagata fumante. Scongelato e riscaldato, l’uccellino si mise a cantare di gioia. Ma un gatto randagio lo sentì, lo trovò, lo tirò fuori dalla merda e se lo mangiò.
Lezione di carriera
1.- Non tutti quelli che ti coprono di merda sono tuoi nemici.
2.- Non tutti quelli che ti tirano fuori dalla merda sono tuoi amici.
3.- Quando sei nella merda, tieni chiuso il becco.