sono 8 giorni.....ke angoscia e ke dolore...ci penso ogni istante...nn credere che m e' cosi' indifferente...ma...il punto e' che nn riesco a rendermene conto...se sono felice o meno....
come mi fa strano...non mi hai amato cosi' tanto....xche' ....xche' proprio ora?.......come se capissi quando ho un periodo NO..ed hai paura di perdermi...
stavolta ho paura anche io...di quel che sara' di me....mi vedo...e non sono ki vorrei....ki dovrei......sn cosi' confusa...non mi amo abbastanza x decidere..quel che sara' di me...ho rubato questo capitolo ke ora vi riporto.....dal blog d una ragazza....e' tratto dal libro..."ho voglia di te"il perdono....che cos'e'?....esiste?
non lo so..ancora onestamente...ma se esiste..fa di tutto per nascondersi......
ho paura...tnt paura di quel che sara'...volo a bassissima quota su mari cosi' lontani.......
fa male....odio il dolore...e nn faccio altro che causarmene!
"Ginevra, posso entrare?" Ginevra apre la porta della camera a sua madre. "Che c'è, mamma?"
"Oggi pomeriggio hanno portato queste per te."
Avvolta da un grande mazzo di rose rosse, la mamma si affacia nella sua camera, le sorride poggiandole sul letto.
"Hai visto che belle? E poi guarda... c'è una rosa bianca nel mezzo. Sai che vuol dire vero?"
"No, che vuol dire?"
"E' una richiesta di scuse. Qualcuno ti ha fatto qualcosa, qualcuno si deve scusare?"
"No, mamma, è tutto a posto." Ma alle mamme non sfugge niente. Quegli occhi arrossati di Gin poi non lasciano dubbi.
"Tieni..." Le passa un fazzolettino da naso e le sorride. "Quando vuoi, siamo a tavola."
"Grazie mamma. Ma ora non mi va di mangiare."
"Va bene. Ma non te la prendere troppo. Non ne vale la pena."
Gin sorride alla mamma. "Magari..."
Prima di uscire la mamma le consegna un biglietto. "Tieni, c'era questo tra le rose. Forse è la spiegazione di quella rosa bianca."
"Forse..."
La mamma la lascia sola, sola con il suo dolore, sola con i suoi fiori, sola con il biglietto. Ci sono momenti che una mamma conosce bene. Forse perchè ci è passata. Forse perchè sa che una figlia si può amare anche da lontano. Forse perchè a volte quando c'è di mezzo il dolore tutto quell' amore non può essere che d'intralcio. Chiude la porta e la lascia lì. Con quel biglietto tra le mani. Il SUO biglietto. Gin lo apre. Gin legge curiosa l'inizio.
"Me l'hai chiesta tante volte. Io ho detto sempre di no. Avrei voluto regalartela per il tuo compleanno, per Natale, per una festa qualsiasi. Mai per chiederti perdono. Ma se dovesse servire, se non bastasse, se ne dovessi scrivere ancora mille e mille e mille ancora, farei anche questo perchè non posso vivere senza di te." E Gin continua a leggere. "Ecco quello che volevi. La mia poesia." Sorride e legge, legge. Scivola tra le parole, piange, tira su con il naso e ride di nuovo. Si rialza e continua. I loro momenti, la loro passione, il viaggio, l'emozione. E continua sorridendo, tirando ancora su con il naso, asciugandosi gli occhi, sbiadendo una sua parola con qualche lacrima sfuggitale di mano. E va avanti così, fino alla fine. Le parla solo di loro. Non le parla d'altro se non di lui, del suo cuore, del suo amore, del suo errore. Ruba le parole di un film visto e rivisto tante volte a New York... "Voglio che tu leviti, voglio che tu canti con rapimento... Abbi una felicità delirante o almeno non respingerla. Lo so che ti suona smielato, ma l'amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi, io ti dico: buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo? Bè, dimentica il cervello e ascolta il tuo cuore. Io non sento il tuo cuore. Perchè la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente, bè, equivale a non vivere. Ma devi tentare, perchè se non hai tentato, non hai mai vissuto..." E lui spera di averla convinta che lo aveva già trovato, quel qualcuno. Un qualcuno che spera di essere un giorno perdonato. Ma senza fretta. "Ti aspetterò. E aspetterò. E aspetterò ancora. Per vederti, per averti, per sentirmi di nuovo felice. Felice come un cielo al tramonto"
come mi fa strano...non mi hai amato cosi' tanto....xche' ....xche' proprio ora?.......come se capissi quando ho un periodo NO..ed hai paura di perdermi...
stavolta ho paura anche io...di quel che sara' di me....mi vedo...e non sono ki vorrei....ki dovrei......sn cosi' confusa...non mi amo abbastanza x decidere..quel che sara' di me...ho rubato questo capitolo ke ora vi riporto.....dal blog d una ragazza....e' tratto dal libro..."ho voglia di te"il perdono....che cos'e'?....esiste?
non lo so..ancora onestamente...ma se esiste..fa di tutto per nascondersi......
ho paura...tnt paura di quel che sara'...volo a bassissima quota su mari cosi' lontani.......
fa male....odio il dolore...e nn faccio altro che causarmene!
"Ginevra, posso entrare?" Ginevra apre la porta della camera a sua madre. "Che c'è, mamma?"
"Oggi pomeriggio hanno portato queste per te."
Avvolta da un grande mazzo di rose rosse, la mamma si affacia nella sua camera, le sorride poggiandole sul letto.
"Hai visto che belle? E poi guarda... c'è una rosa bianca nel mezzo. Sai che vuol dire vero?"
"No, che vuol dire?"
"E' una richiesta di scuse. Qualcuno ti ha fatto qualcosa, qualcuno si deve scusare?"
"No, mamma, è tutto a posto." Ma alle mamme non sfugge niente. Quegli occhi arrossati di Gin poi non lasciano dubbi.
"Tieni..." Le passa un fazzolettino da naso e le sorride. "Quando vuoi, siamo a tavola."
"Grazie mamma. Ma ora non mi va di mangiare."
"Va bene. Ma non te la prendere troppo. Non ne vale la pena."
Gin sorride alla mamma. "Magari..."
Prima di uscire la mamma le consegna un biglietto. "Tieni, c'era questo tra le rose. Forse è la spiegazione di quella rosa bianca."
"Forse..."
La mamma la lascia sola, sola con il suo dolore, sola con i suoi fiori, sola con il biglietto. Ci sono momenti che una mamma conosce bene. Forse perchè ci è passata. Forse perchè sa che una figlia si può amare anche da lontano. Forse perchè a volte quando c'è di mezzo il dolore tutto quell' amore non può essere che d'intralcio. Chiude la porta e la lascia lì. Con quel biglietto tra le mani. Il SUO biglietto. Gin lo apre. Gin legge curiosa l'inizio.
"Me l'hai chiesta tante volte. Io ho detto sempre di no. Avrei voluto regalartela per il tuo compleanno, per Natale, per una festa qualsiasi. Mai per chiederti perdono. Ma se dovesse servire, se non bastasse, se ne dovessi scrivere ancora mille e mille e mille ancora, farei anche questo perchè non posso vivere senza di te." E Gin continua a leggere. "Ecco quello che volevi. La mia poesia." Sorride e legge, legge. Scivola tra le parole, piange, tira su con il naso e ride di nuovo. Si rialza e continua. I loro momenti, la loro passione, il viaggio, l'emozione. E continua sorridendo, tirando ancora su con il naso, asciugandosi gli occhi, sbiadendo una sua parola con qualche lacrima sfuggitale di mano. E va avanti così, fino alla fine. Le parla solo di loro. Non le parla d'altro se non di lui, del suo cuore, del suo amore, del suo errore. Ruba le parole di un film visto e rivisto tante volte a New York... "Voglio che tu leviti, voglio che tu canti con rapimento... Abbi una felicità delirante o almeno non respingerla. Lo so che ti suona smielato, ma l'amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi, io ti dico: buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo? Bè, dimentica il cervello e ascolta il tuo cuore. Io non sento il tuo cuore. Perchè la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente, bè, equivale a non vivere. Ma devi tentare, perchè se non hai tentato, non hai mai vissuto..." E lui spera di averla convinta che lo aveva già trovato, quel qualcuno. Un qualcuno che spera di essere un giorno perdonato. Ma senza fretta. "Ti aspetterò. E aspetterò. E aspetterò ancora. Per vederti, per averti, per sentirmi di nuovo felice. Felice come un cielo al tramonto"
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